Better days
30 mag 2012 3 commenti
in lavoro, malinconia, pensieri, riflessioni
Sei esattamente dove volevi essere?
Lo so che non è capodanno ma ogni tanto mi piace misurare me stessa e capire la direzione nella quale sto andando e, non essendo capace di fare un punto sommario che tocchi ogni sfera, preferisco mettere una x in un giorno a caso come questo e farmi qualche flash. I bilanci programmati non funzionano un granchè, a una me glitterata a fine anno nei propositi e nelle speranze ne sottolineo una che sa di argilla tutta ancora da lavorare. Oggi sono una ragazza in jeans e maglietta colorata nonostante la settimana decisamente fuori controllo lato cibo. Sono comunque la stessa che dopo molto tempo cerca di superare il distacco affettivo con i libri universitari. Io e la ragazza di oggi sappiamo bene che posso fare molto, molto di più, molto meglio ma ho piacere a dirle “brava” e che se di una cosa sono certa è che può veramente farcela. Sono una ragazza che lavora e invece di quattro giorni a Barcellona sta ristrutturando una stanza di casa del suoi. Non lo scrivo per attirarmi un applauso, è la mia stanza, ma ne sono fiera, questo è esattamente il genere di persona cui speravo di somigliare. Sono la stessa che a Barcellona volendo ci potrebbe ugualmente andare ma che preferisce mettere via qualcosa per poter lasciare il lavoro e dedicarsi ai suoi sogni senza pesare troppo su nessuno. Sono felice perchè conosco tante persone che come me sanno cosa significa sacrificarsi. Sono altrettanto felice che nessuno ti lodi troppo spesso perchè non deve mai essere quello il traguardo da toccare. Scrivo queste cose, in una giornata come questa, per ricordare che la speranza non è rassegnazione, è un motore. L’anno scorso in questi giorni avevo da poco lasciato Bologna, l’intervento, un altro sogno realizzato con le mie forze e ora vedere quella terra in ginocchio è difficile. Io non ho paura, quasi mai e quasi di nulla, ma nei loro occhi vedo cosa può voler dire una vita spazzata via in qualche secondo. Spero saremo capaci di aiutarli, che sia un punto a caso, che si possa andare a capo e continuare a scrivere pagine migliori.
“Resignation”
29 mag 2012 4 commenti
in inizi, malinconia, pensieri, riflessioni
Avevo un motivo in testa.
Un giro di chitarra elettrica ma non riuscivo a capire da dove venisse.
Ho ascoltato tutti i cd della mia macchina:niente.
Poi ho capito.
Era una song from my past.
Ecco è una di quelle pochissime cose fatte da non professionisti che mi sia mai davvero piaciuta. Non so voi ma io ho paura della gente che mi dice di essere un qualcosa tipo scrittore, musicista, cantante, attore, ballerino, pittore e che mi chiede un parere riguardo ciò che effettivamente produce. Primo, sono assolutamente consapevole che il mio parere non vale un fico secco, secondo, ho davvero paura di ferire la sensibilità degli altri ma, la mediocrità io non la tollero felicemente o meglio, non la tollero in chi si espone. La mia compagna di classe invitava tutti al suo saggio di danza, non lo trovavo gratificante. I gruppi che il giovedì sera si esibivano nelle cover band erano umilianti. Io, quantomeno, mi imbarazzo per l’inadeguatezza mia e altrui. Sono un’empatica cronica alle volte devo chiudere la tv se la performance è terribile. E’ con questo animo dunque che ascoltai la prima volta questa canzone appollaiata su un divano. Il cantante a pochi cuscini da me, il chitarrista che orgoglioso inseriva il cd. Qualunque cosa fosse uscita da quelle casse mi preparavo ad assumere un espressione sorpresa che speravo di spacciare come compiaciuta e poi lei, la canzone che divenne la suoneria del mio cellulare per un intera estate.
Perfetta.
Mi piaceva tutto.
I know my chickens
28 mag 2012 2 commenti
in Dio, inizi, lavoro, pensieri, riflessioni
Ogni mattina mi sveglio e dico a me stessa che questa sarà una giornata migliore. Oggi, mi ripeto, controllerò la mia fame, studierò un adeguato numero di ore, ci sarà il sole, non risponderò male a nessuno, sarò felice per qualche attimo in più, la cosa buffa, è che ci credo sempre!!!
…the greatest fan of your life
23 mag 2012 1 commento
Tu, la 600 azzurra, I’ll be, la patente appena presa, fermi sotto casa mia «Dove andiamo?»
«Per carità detesto decidere e poi lo sai che ho un cattivo ricordo, comincia ad andare…»
«Non mi si spegne mai, davvero…sei tu!!»
Questo è l’ultimo ricordo felice che della nostra amicizia ho.
E ora, che a distanza di anni ci penso mi chiedo cosa sarebbe accaduto se fossi riuscita a perdonarti…
Perdonarti per aver distrutto l’immagine del mio migliore amico. Non si dovrebbe dire ma io amavo il mio migliore amico e probabilmente detestavo te. Potrei dire che sei cambiato con il tempo ma sarebbe una mezza verità. Dentro di te avevo sempre visto quello che non mi sarebbe mai piaciuto e non avrei mai accettato in te. Tante volte fiammate della tua personalità mi hanno allontanato e altrettante volte la tua dolcezza mi ha portato indietro, a casa. Una casa che era accanto a te. Parlavamo di tutto, amori, amicizie, Dio…quanto era bello condividere le cose di Dio? La tartaruga a forma di Tartaciale che mi hai regalato per San Valentino è ancora sul comodino. Quanto tempo speso a parlare di lui, il toporagno?? E quando quella persona mi lasciò e io volevo correre lontano da casa, dalle voci, dalle telefonate mi rifugiai da te. Eri un mio buon amico. Poi cos’è accaduto? L’ultimo anno di scuola, la gelosia, l’invidia, la voglia di arrivare (chi lo sa dove) è stata più forte. Io non te l’ho perdonato. Ora che ti vedo dalle pagine di internet sorrido a vedere le tue copertine. I tuoi nuovi telefilm preferiti sono curiosamente uguali ai miei, forse una parte di te, quella mia, sopravvive ancora….
Nostalgia…
18 mag 2012 1 commento
in inizi, lavoro, malinconia, pensieri, riflessioni, se, tu
Gli scoccai uno di quei sorrisi particolari, di quelli che, se non fossi stata sicura di non sentire assolutamente nulla per lui, mi avrebbero fatto pensare che ci stavo provando. Era il sorriso del prosecco, delle fragole e della signora morta al piano di sotto. Era il sorriso del nome sbagliato, del posto giusto e della settimana di silenzio. Fecero in tempo ad affacciarsi piano questi pensieri, a regalarmi un’allegra coltellata allo stomaco già provato da burro di arachidi e cioccolato. Fecero in tempo a suggerirmi che se quel sorriso fosse stato ricambiando allo stesso modo, se le parole fossero state le stesse, se le domande fossero state poste con lo stesso tono da lui, io mi sarei addormentata pensando di aver un amore. Fecero in tempo ma io fui abbastanza svelta a coprirli con il sorriso, con le fragole e con il prosecco.
«Dimmi come si chiama Nostalgia»
«Ma fatti i fatti tuoi, no?»
«No, non è giusto, scusami, tu hai due nomi. Sai cosa significa questo? Che un giorno uno arriverà, si presenterà a noi con il suo nome, tu capirai chi è e io mi sentirò in imbarazzo, mentre se Nostalgia arrivasse io non la riconoscerei. Avanti, dimmi il nome»
«La riconoscereste e comunque no, la smetti?»
«Non si fa così, le amicizie devono essere paritarie…»
Evento della settimana V
15 mag 2012 5 commenti
in bu, Dio, Evento della settimana
In un episodio di Grey’s Anatomy una dottoressa affetta da Sindrome di Asperger sostiene che l’abbraccio di una persona possa aiutare durante una crisi. Dovrebbe essere proprio l’evento meccanico di compressione dei recettori a creare quest’effetto. Esiste un circuito anatomico che permette di “controllare” il dolore, una sorta di cancello che permette a strutture soprassiali di bloccare e modulare la sofferenza condatta automaticamente dai recettori periferici. Come per dire che alle volte è più importante sopravvivere che essere informati di una ferita a un dito del piede. Non so se esista un circuito contrario che dai meccanocettori blocchi le informazioni della corteccia impedendole di torturarsi per qualche minuto. La verità è che deve esistere necessariamente perchè lo provo ogni volta che ridotta a pezzi mi rifugio in un abbraccio. Ieri non ho potuto farne a meno.
Ho pensato che non scriverò qui per un bel pò. Non è una ripicca per il dolore che questo posto mi ha causato indirettamente è più una cosa necessaria. Mi alzo con la voglia di leggere, commentare, guardare le parole e non ho tempo. Non me lo posso permettere. Sono una drogata e non mi so controllare, dunque la devo smettere. Mi dispiace immensamente, un bacio a tutti!
I need a Sign
14 mag 2012 5 commenti
in Dio
Scrivo a Dio su facebook. L’ultima frontiera della comunicazione. Non so se tecnicamente Dio legga i post su facebook, da Uno che Tutto può non credo ci siano grossi problemi. Non so come altro contattarlo, non ho altro modo di dirgli che ho bisogno di un Segno. Non è che “voglio” un segno, ne ho proprio BISOGNO. Ecco ora gli scrivo anche nel Blog, se serve mando anche un sms. Oggi qualcosa deve succedere.