Don’t be afraid

Ho ansia con tracce di vita.

Probabilmente scrivere mi aiuterà, sempre che ricordi ancora come si fa. Sicuro non si può iniziare una frase con probabilmente e probabilmente neanche con sicuro. Niente, vorrei vivere la vita di quelli che stanno in ansia per la scelta di un outfit per la sagra del paese, e invece no. Io sono io e quindi il mio settembre è sempre ricco di location “diverse”che sono molto poco adatte allo sfogio di grintosi abitini. E poi diciamocelo non ho certamente  più il fisico. Eppure sono ingiusta, ho provato la fantastica sensazione di vacuolo nel cervello quando ho deciso quali scarpe mettere per un matrimonio di cui non m’interessa beatamente un fico secco. I fichi sono ancora di stagione?  Insomma tra nero e giallo appena la scelta si è conclusa la mia amichetta ansia mi ha guardato negli occhi e sussurrato ” ci ripigliam tutt’ quell’ che o nostr”.

E questa frase mi ricorda il mare.

Mi ricorda di un giorno in particolare in cui un banco enorme di meduse aspettava a pochi metri dalla riva, allineate sul fondale. Erano bellissime. Avrei voluto scattare una foto e aggiungervi questa didascalia. Mi fa sorridere e mi manca. E mi manca tanto la nostra gioia, la nostra spensieratezza passeggera. Mi mancano i tuffi e mi manca il tuo sorriso soprattutto oggi in cui ho paura di tutto e voglia di affrontare assolutamente nulla.

Infine, per concludere lo sfogo senza senso dico che ultimamente ne ho sentiti di peggiori, ho sentiti quelli che non avrei voluto sentire, li ho sentiti da dove non avrei mai voluto sentirli soprattutto quando non avrei mai voluto sentirli. Se qualcuno (e qui mi sento un po Silente nella casetta di Hagrid) si è sentito solo gli ricorderei che si viene pungolati per essere mantenuti distanti, per impedirci di raggiungere lo scopo vero della nostra esistenza.
So let’s not get tired of doing what is good. At just the right time we will reap a harvest of blessing if we don’t give u

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My God’s not dead He’s surely alive Roaring like a lion

Le parole sono portatrici di contenuto.

Pensiamoci un attimo.

Perchè chiamiamo dottori i dottori, professore gli insegnanti, la mamma mamma?

La parola porta con se un mondo di significati, di relazioni questo siamo pronti ad assimilarlo molto bene nelle cose naturali. E il passo successivo a questo punto che ci chiedo è quanto facilmente riusciamo a dichiarare cose negative su di noi e sulla nostra esistenza? Voi non so ma io non ho mai avuto alcuna difficoltà a dire a me stessa che faccio schifo, che non riuscirò mai a farcela, che non sono in grado. Anzi ho pronunciato una delle peggiori condanne sulla mia vita: tu sei brava in tutto ma non eccelli in niente. Se spulciassi in queste pagine sono certa lo troverei scritto da qualche parte perchè da che ho memoria ho questo pensiero. Non solo mi sono detta “non hai qualità” ma pur quando tu le trovassi ricordati, mia bella, che sarai sempre mediocre. Ora questo potrebbe sembrare un discorso da pazzi, può davvero una parola condizionarti? Può davvero un pensiero limitarti? Ho riflettuto, la mediocrità ti genera sofferenza, questo è certo ma è anche una zona di confort. Chi è mediocre non deve sforzarsi, nessuno si aspetterà altro da lui, meno che mai se stesso. Poi la Vita che è meravigliosa ti sfida, incontri l’amore e quella persona ti dice: amore, tu puoi tutto. Amore, non conosco nessuno migliore di te. Chi può essere all’altezza di queste parole? Chi ne vuole la responsabilità? Giammai. E mi sono ritrovata a cercare di convincere chi amo del mio poco valore. Oh povera me!

Cosa può davvero cambiare tutto questo? La mia risposta oggi è semplice, l’ho detta da principio: una parola. La Parola.

Ieri qualcuno mi ha preso per mano e mi ha detto: splendi, ti prego, splendi. Hai tanto splendore, non nasconderlo.

Tornata a casa, mi sono seduta e ho riflettuto. Perchè queste parole, perchè adesso e perchè a me? E poi le ho accettate e mi sono guardata allo specchio per la prima volta in tanti anni.

Io sono piena di qualità.

Io sono piena di talenti.

Il motivo per cui sono mediocri è perchè io li ho misurati tali. Io sono piena di qualità perchè Dio non mi ha fatto mediocre. Lui mi ha fatto perfetta, di una perfezione che non mi guadagnerò mai con le mie forze, di una perfezione sottomessa, guidata e al servizio. Quindi la mia parola oggi è questa. Io sono Cristiana.

I got my mind made up and I can’t let go

Era una notte buia e tempestosa, di quelle tempeste tutte interiori, dove i sentimenti danno vita a una nebbiolina fredda e confondente, le paure ululano e i pensieri tuonano, improvvisi e spaventosi. Attraversavo la tangenziale (in auto, non in trattore) e vedevo le macchine scorrere via. Dall’alto sembravano solo piccoli insetti illuminati del tutto ignari dei destini altrui. Prendevano varie uscite e non potevo fare a meno di chiedermi se sapessero davvero dove stessero andando. Io stavo andando al Parco, almeno credo. Il cicaleggio di mia madre era qualcosa di simile a un rumore di fondo, ogni tanto aggiungevo un “ehm si” per dare l’impressione di non essere morta, oppure “dieta” parola che poteva fornirle spunto per settimane, figuriamoci per 5 km. Cominciavo a capire come si sentivano i vampiri di twilight quando dovevano ricordarsi di respirare o muovere le palpebre.

Era una notte di luglio, un mese trascorso con sciatteria, in un anno pieno. Un misto tra orgoglio e terrore mi stringeva lo stomaco. Non ero ancora dove sarei dovuta essere eppure mi ci stavo avvicinando. Non avevo fatto poco, eppure, non avevo fatto tutto. Chissà se i corridori accelerano quando intravedono la meta, mi chiedevo, cercando un parcheggio. Poi cosa ne so di corsa io, 5 km al giorno non fanno di me un’esperta. Poi cosa ne so io di mete, di traguardi, di macchine, d’insetti e di destino?

Amore, quando tu sei troppo stanco per telefonarmi faccio strani pensieri.

La mente è un luogo oscuro e pericoloso dove nessuno dovrebbe mai andare da solo, altro che bosco.

We can makes this leap

Sta sera mi hai fatta ridere…

Non aprivo quella cartella da anni e se anche l’avessi aperta non avrei letto, l’avrei trovato troppo doloroso.

Questa sera no, questa sera mi hai fatta sorridere.

Mi sono ricordata com’era parlare con te.

Emozionante.

Terribilmente altalenante.

Stimolante.

Sai, ti ho appena perdonato.

Non l’ho deciso è successo e basta.

Ti ho perdonato per non avermi salutata,

per non avermi più rivolto la parola,

per i cambi di umore, per i giudizi, per le incongruenze;

per tutti i monosillabi,

per non avermi voluto bene quanto ne ho voluto io a te, io che avrei accettato tutto di te. Mi manchi, in un modo nuovo, ma mi manchi n°9.

vale

Mira, Sofia Sin tu mirada, sigo

Sto cercando di risollevarmi il morale dal sola.

Ricorrerò a tutti i Booster possibili, non importa quanti nuovi Enrique Iglesias dovrò calpestare per farlo.

Mi risolleverò il morale perchè non merito di fermarmi adesso.

E guardami rialzarmi Sofia, che a giudicare dal testo, devi essere una bella stronza come quelle che incontro tutti i giorni.

Give me a second I,…

Io devo ricordare bene la mia storia.

Ho la crisi di mezz’aprile, e chi si ricordava di averla?

Se non l’avessi appena letto qui sarei saltata sul primo treno per Ricoverocity a breve. Invece devo solo attendere che la mia ghiandola pineale risolva la questione, finalmente un buon uso della mia testa, mi verrebbe da aggiungere.

Non ricordarsi le cose non è sinonimo di quella parolaccia che inizia con “in” e finisce con “vecchiare”. Significa solo che sono molto stressata.

E poi, non ho capito, una che è in crisi è in palla per definizione.

E comunque litigare con se stessi è come dire che si è giusto un passo oltre l’adolescenza.

Tonight we are young.

E questa è la mia risposta e non la cambio.

Would you still love me the same?

E magari non sapremo molte cose della vita, il perchè ci sia successo tutto questo, per esempio.

Non sapremo mai come sarebbe stato se fossimo stati più forti, più forti, prima.

Cosa si prova ad essere vincenti, ne avremo mai idea?

Se io avessi lasciato anni fa, dove saremmo?

E tu, cosa farai? Cosa deciderai?

Deciderai?

Magari non sapremo molte cose della vita ma la risposta a questa domanda la conosciamo sicuro.

If I got locked away
And we lost it all today
Tell me honestly would you still love me the same?

 

I miss your face like hell

Non sono ancora certa di cosa sia amare qualcuno ma non deve essere molto lontano dalla solitudine che provo senza di te.

Dodici anni meno 18 giorni e mi manchi ancora come quella mattina.

E mi diverto ancora come allora.

E mi piaci anche di più.

Qualunque cosa sia stata a spingerci a sceglierici allora doveva essere molto più saggia di noi, non credi?

Sbrigati a finire di decorare l’albero, mi manchi. 🙂

Rivers and roads, rivers till I reach you

Così ho pensato che dovessi saperlo.

Che mi manchi, penso sia giusto tu lo sappia,

Che ti penso continuamente, dovresti proprio capirlo.

Che potrei andare in qualunque posto del mondo con te e sarei, con ogni probabilità, felice.

Tu, meglio di chiunque lo sai, io posso fare tutto.

E allora dimmi come posso renderti più che l’ombra di te stesso.

E allora dimmi come posso mostrarti chi sei.

Ricordi quando avevamo mille possibilità?

Non è solo il tempo ad averci rubato i sogni.

E’ scesa la notte ei mostri sono stati liberati .

Hanno fatto razzia.

E sono qui davvero a chiedermi se posso farcela.

Ho paura.

E poi sono qui a pensare come sempre che niente è finito finchè non è finito.

Ho speranza.

I wish that I could be like the cool kids

Le più importanti riflessioni della vita non ti vengono mentre fissi un cielo stellato.

No, niente, quella è un’idea romantica.

Nessuno strapiombo, nessuna benedettissima nuvola rosa.

Le cose migliori le pensi fissando i calzini bianchi di spugna dell’unico tizio in sovrappeso dell’intera palestra.

Proprio così, mentre cerchi disperatamente di non guardare il timer del tappeto che ti sfida scendendo meno velocemente di dell’ago della bilancia.

In quell’esatto, solitario, sofferente, momento capisci che ti sei posto le domande sbagliate da tutta un’esistenza.

Chi sono.

Cosa voglio diventare.

Con chi voglio stare.

Perdita di tempo.

Chi te lo fa fare? Questa si che è una cosa da chiedersi.

E chi l’ha detto?

Chi l’ha detto che le calze bianche sono il male? Un fondamentalista del colore?

Lo stesso frustrato che ha deciso che se porti una 46 meriti di vestire un camicione color mattone per il resto dei tuoi giorni? Sicuro qualcuno che condivide il DNA con quelle che hanno approvato i leggings fiorati per gli affondi. Fiori che si dilatano fino all’ultimo pistillo sul sedere sì, scarpe da ginnastica con lacci no.

Vai amico, condivido la tua protesta, dovessi rinunciare al fondotinta per il resto dei miei allenamenti!