2020 e i punti di vista

Alla fine è tutta una questione di prospettiva o forse no?Alla fine forse è tutta una questione di specchi. Vediamo mai davvero qualcosa per ciò che è? Comincio a credere di no, anzi ne sono quasi certa.

Conta davvero il vestito non perfetto? I capelli che si sciolgono? Il cerchio sbagliato? Le foto?

Conta qualcosa rispetto al sorriso, alla felicità, alla luce? Conta qualcosa in confronto alla famiglia?

Si tratta di scegliere cosa portsi dietro.

Io..Io..

Io, scelgo il giorno della laurea, la tua.

Scelgo il giorno del nostro matrimonio.

Scelgo il nostro viaggio.

Scelgo la nostra casa, ancora da cercare.

Scelgo il giorno in cui sono guariti.

Scelgo l’estate più bella della mia vita.

Sembrava la storia infinita e forse era solo la felicità!

Però tu fammi una promessa

Una fredda giornata di Dicembre, di un anno “interessante” e io, avvolta in una pelliccia sintetica in mood capodanno, vado a lavoro. In uno stormo di pensieri, si fa strada dalla radio un ricordo. E come fa qualcosa di esterno a richiamare sempre una parte di te?

Come si dice, ti sblocco un ricordo?

Però tu fammi una promessa
Che un giorno, quando sarai persa
Ripenserai ogni tanto a cosa siamo stati noi

Può nascere un fiore nel nostro giardino

Pare che fra meno di 10 mesi io mi sposi.

Dico pare, perché sono in auto a sorseggiare Coca-zero in un fantastico remake dei più classici cliché .

“La felicita è ad una lacrima da qui”.

Lo diceva la fata madrina di Shrek, forse non è proprio il massimo come spirito guida. Sarà che ho avuto una settimana terribile, sarà che non è ancora finita, sarà che sono stanca ma sono lontana, lontanissima, dall’entusiasmo che tutti si aspettano che abbia. Nessuno in realtà pare essere particolarmente felice come quasi ogni volta che pare debba succedere qualcosa di bello proprio a me.

Solo scalini da salire e nessuna balustra.

Passerà, passa tutto. Non è cosi?

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I find it hard to say the things I want to say the most

Ho passato circa un paio d’ore a capire quale fosse il titolo giusto per qualcosa che non avevo ancora scritto. Funziona per tutti così? Le parole mi si agitano dentro, i pensieri si affollano, le emozioni li spingono in alto e il titolo mette tutto in ordine. Mi ricorda esattamente cosa avrei voluto dire. Sempre che io abbia qualcosa da dire e non sempre, in effetti, ce l’ho. Il grassetto qui sopra mi ricorda che probabilmente trovo semplicemente difficile dire ciò che più vorrei. Ed eccp perchè ero così indecisa: tutto il testo di questa cazone scandisce esattamente chi sono oggi.

Let me tell you what it’s like to be a zero

Zero is a state of mind, mi verrebbe da dire. La me stessa di pochi mesi fa dovrebbe prendermi a pugni. Quella ragazza così angosciata per la paura di non farcela, di nuovo, ne avrebbe ogni diritto.

La vita è così, me lo dicevano.

Un giorno all’improvviso ce la fai, e poi ce la fai di nuovo poco tempo dopo.

Ma io qualla vittoria non l’ho seguita. Io sono rimasta indietro, angosciata, inerme, incapace di godermi i traguardi, incapace di sentirmi adeguata. In silenzio, nei corridoi, sono ancora lì, paralizzata.

Like I’m good enough for anything that’s real, real.

Forse non sono solo in un corridoio, sono in una stanza, sono circondata da persone sorridenti ma non dico una parola. Qualcuna forse si, la dico, ma non mi piace il suono della mia voce, non mi somiglia.

I’m looking for a way out

“In qualche modo troverai il modo di uscirne” dice un angolino remoto della mia testa. “L’hai sempre fatto”.

Don’t be afraid

Ho ansia con tracce di vita.

Probabilmente scrivere mi aiuterà, sempre che ricordi ancora come si fa. Sicuro non si può iniziare una frase con probabilmente e probabilmente neanche con sicuro. Niente, vorrei vivere la vita di quelli che stanno in ansia per la scelta di un outfit per la sagra del paese, e invece no. Io sono io e quindi il mio settembre è sempre ricco di location “diverse”che sono molto poco adatte allo sfogio di grintosi abitini. E poi diciamocelo non ho certamente  più il fisico. Eppure sono ingiusta, ho provato la fantastica sensazione di vacuolo nel cervello quando ho deciso quali scarpe mettere per un matrimonio di cui non m’interessa beatamente un fico secco. I fichi sono ancora di stagione?  Insomma tra nero e giallo appena la scelta si è conclusa la mia amichetta ansia mi ha guardato negli occhi e sussurrato ” ci ripigliam tutt’ quell’ che o nostr”.

E questa frase mi ricorda il mare.

Mi ricorda di un giorno in particolare in cui un banco enorme di meduse aspettava a pochi metri dalla riva, allineate sul fondale. Erano bellissime. Avrei voluto scattare una foto e aggiungervi questa didascalia. Mi fa sorridere e mi manca. E mi manca tanto la nostra gioia, la nostra spensieratezza passeggera. Mi mancano i tuffi e mi manca il tuo sorriso soprattutto oggi in cui ho paura di tutto e voglia di affrontare assolutamente nulla.

Infine, per concludere lo sfogo senza senso dico che ultimamente ne ho sentiti di peggiori, ho sentiti quelli che non avrei voluto sentire, li ho sentiti da dove non avrei mai voluto sentirli soprattutto quando non avrei mai voluto sentirli. Se qualcuno (e qui mi sento un po Silente nella casetta di Hagrid) si è sentito solo gli ricorderei che si viene pungolati per essere mantenuti distanti, per impedirci di raggiungere lo scopo vero della nostra esistenza.
So let’s not get tired of doing what is good. At just the right time we will reap a harvest of blessing if we don’t give u

My God’s not dead He’s surely alive Roaring like a lion

Le parole sono portatrici di contenuto.

Pensiamoci un attimo.

Perchè chiamiamo dottori i dottori, professore gli insegnanti, la mamma mamma?

La parola porta con se un mondo di significati, di relazioni questo siamo pronti ad assimilarlo molto bene nelle cose naturali. E il passo successivo a questo punto che ci chiedo è quanto facilmente riusciamo a dichiarare cose negative su di noi e sulla nostra esistenza? Voi non so ma io non ho mai avuto alcuna difficoltà a dire a me stessa che faccio schifo, che non riuscirò mai a farcela, che non sono in grado. Anzi ho pronunciato una delle peggiori condanne sulla mia vita: tu sei brava in tutto ma non eccelli in niente. Se spulciassi in queste pagine sono certa lo troverei scritto da qualche parte perchè da che ho memoria ho questo pensiero. Non solo mi sono detta “non hai qualità” ma pur quando tu le trovassi ricordati, mia bella, che sarai sempre mediocre. Ora questo potrebbe sembrare un discorso da pazzi, può davvero una parola condizionarti? Può davvero un pensiero limitarti? Ho riflettuto, la mediocrità ti genera sofferenza, questo è certo ma è anche una zona di confort. Chi è mediocre non deve sforzarsi, nessuno si aspetterà altro da lui, meno che mai se stesso. Poi la Vita che è meravigliosa ti sfida, incontri l’amore e quella persona ti dice: amore, tu puoi tutto. Amore, non conosco nessuno migliore di te. Chi può essere all’altezza di queste parole? Chi ne vuole la responsabilità? Giammai. E mi sono ritrovata a cercare di convincere chi amo del mio poco valore. Oh povera me!

Cosa può davvero cambiare tutto questo? La mia risposta oggi è semplice, l’ho detta da principio: una parola. La Parola.

Ieri qualcuno mi ha preso per mano e mi ha detto: splendi, ti prego, splendi. Hai tanto splendore, non nasconderlo.

Tornata a casa, mi sono seduta e ho riflettuto. Perchè queste parole, perchè adesso e perchè a me? E poi le ho accettate e mi sono guardata allo specchio per la prima volta in tanti anni.

Io sono piena di qualità.

Io sono piena di talenti.

Il motivo per cui sono mediocri è perchè io li ho misurati tali. Io sono piena di qualità perchè Dio non mi ha fatto mediocre. Lui mi ha fatto perfetta, di una perfezione che non mi guadagnerò mai con le mie forze, di una perfezione sottomessa, guidata e al servizio. Quindi la mia parola oggi è questa. Io sono Cristiana.

I got my mind made up and I can’t let go

Era una notte buia e tempestosa, di quelle tempeste tutte interiori, dove i sentimenti danno vita a una nebbiolina fredda e confondente, le paure ululano e i pensieri tuonano, improvvisi e spaventosi. Attraversavo la tangenziale (in auto, non in trattore) e vedevo le macchine scorrere via. Dall’alto sembravano solo piccoli insetti illuminati del tutto ignari dei destini altrui. Prendevano varie uscite e non potevo fare a meno di chiedermi se sapessero davvero dove stessero andando. Io stavo andando al Parco, almeno credo. Il cicaleggio di mia madre era qualcosa di simile a un rumore di fondo, ogni tanto aggiungevo un “ehm si” per dare l’impressione di non essere morta, oppure “dieta” parola che poteva fornirle spunto per settimane, figuriamoci per 5 km. Cominciavo a capire come si sentivano i vampiri di twilight quando dovevano ricordarsi di respirare o muovere le palpebre.

Era una notte di luglio, un mese trascorso con sciatteria, in un anno pieno. Un misto tra orgoglio e terrore mi stringeva lo stomaco. Non ero ancora dove sarei dovuta essere eppure mi ci stavo avvicinando. Non avevo fatto poco, eppure, non avevo fatto tutto. Chissà se i corridori accelerano quando intravedono la meta, mi chiedevo, cercando un parcheggio. Poi cosa ne so di corsa io, 5 km al giorno non fanno di me un’esperta. Poi cosa ne so io di mete, di traguardi, di macchine, d’insetti e di destino?

Amore, quando tu sei troppo stanco per telefonarmi faccio strani pensieri.

La mente è un luogo oscuro e pericoloso dove nessuno dovrebbe mai andare da solo, altro che bosco.

We can makes this leap

Sta sera mi hai fatta ridere…

Non aprivo quella cartella da anni e se anche l’avessi aperta non avrei letto, l’avrei trovato troppo doloroso.

Questa sera no, questa sera mi hai fatta sorridere.

Mi sono ricordata com’era parlare con te.

Emozionante.

Terribilmente altalenante.

Stimolante.

Sai, ti ho appena perdonato.

Non l’ho deciso è successo e basta.

Ti ho perdonato per non avermi salutata,

per non avermi più rivolto la parola,

per i cambi di umore, per i giudizi, per le incongruenze;

per tutti i monosillabi,

per non avermi voluto bene quanto ne ho voluto io a te, io che avrei accettato tutto di te. Mi manchi, in un modo nuovo, ma mi manchi n°9.

vale